Barcellona e Gaudí

Se si dovesse dare a  Barcellona un volto, probabilmente sarebbe quello di Antoni Gaudì, il suo miglior esponente. Gaudì è infatti autore, creatore ed innovatore della fama della città nel mondo, fiore all’occhiello dell’orgogliosa cultura catalana moderna, che si fregia della popolarità delle opere del suo più grande e significativo cittadino. Sulle sue creazioni sono stati scritti interi libri tanto da scoprire parzialmente il velo su quell’aura di mistero che Gaudì, seppur non palesemente, voleva conferirvi, giocando sulla spiritualità delle sue opere.

La sua personalità fu fortemente plasmata dalla famiglia di artigiani in cui nacque nel 1852 a Reus, nelle vicinanze della capitale catalana, dai posti in cui era solito intrattenersi. Dal bar Marsella, già mitico luogo di perdizione per personaggi come Hemingway e Picasso, per via dell’assenzio, nonchè dalle amicizie che ebbe con esponenti nell’ambiente dell’architettura d’avanguardia come Vilaseca, Domènech, Enric Sagnier ed Antoni Galissà, ancor prima di terminare gli studi. Illuminante, per una sommaria descrizione del suo estro, è la frase che, riguardo a lui, pronunciò un suo professore nel giorno della sua laurea presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Barcellona nel 1878 :

“Non so se abbiamo conferito il titolo di architetto a un genio o a un matto”

L’ammirazione verso la figura di Gaudì deriva, oltre che dall’incontestabile genio creativo, anche dalla controversa concezione religiosa che egli abbracciava. Non vi è dubbio alcuno sulla sua cristianità, tuttavia, esistono simboli esoterici nella sua opera che danno spunto a pensieri che vanno oltre l’ambito della simbologia cattolica e la cui spiegazione non può essere trovata nella sola simbologia di tipo cattolico. Legami con la massoneria, stranezze relative al concepimento delle sue idee ed altri aspetti più oscuri hanno spesso contribuito a focalizzare l’interesse su di lui più che sulle sue creazioni. Se volete approfondire, vi consigliamo di dare un’occhiata a questa pagina.

La sua vita, totalmente dedicata alla sua arte dagli aspetti fortemente irrazionali, in profonda opposizione con quanto professato dalla civiltà industriale che andava nascendo in quel periodo,sorprese ancora una volta il 7 giugno 1926 quando venne investito da un tram e, essendo vestito con indumenti poveri, fu creduto un senza tetto e trasportato all’ospedale della Santa Croce, un ospizio che la ricca borghesia catalana aveva costruito per i mendicanti.Venne poi identificato, ma il 10 giugno morì: venne seppellito a Barcellona, proprio nel cuore della Sagrada Familia, la sua opera (incompiuta) più maestosa.

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1 COMMENT

  1. […] La Torre Agbar è l’emblema della costante tendenza all’innovazione tipica di Barcellona,  segnale evidente della continua ricerca e sperimentazione di nuove opere, per quanto a volte contestate dai puristi dell’arte catalana. Con il passare degli anni è giunta ad una notorietà paragonabile a quella di edifici più antichi e sicuramente più solenni come la Sagrada Familia o le famose case progettate dallo straordinario architetto Gaudì. […]

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