Alghero, la Cataluña in Sardegna

Il catalano si parla in Catalugna e…ad Alghero in Sardegna! Una canzone catalana che s’intitola “Des de Mallorca a l´Alguer” dice: “Des de Mallorca a l’Alguer, tots parlem el mateix” (da Maiorca ad Alghero parliamo tutti allo stesso modo). Ad Alghero c’è un monumento, con i colori della bandiera catalana, dov’è scritto: “Alguer pays català de Sardenya”, cioè Alghero paese catalano della Sardegna.

Alghero, una sorta di roccaforte, divenne catalana nel periodo dell’occupazione dell’isola per conto del Regno d’Aragona, momento in cui la popolazione indigena venne cacciata a favore dell’insediamento dei catalani. Venne fortificata e costituì per secoli una sorta di isola nell’isola. Ogni notte si chiudevano gli accessi alla città fortificata e venivano riaperti al mattino, per permettere le attività di pesca e commercio. Chi veniva a vivere nella città fortificata doveva imparare l’algherese per integrarsi o per lo meno per potersi far capire. Si cominciarono ad abbattere le mura solo nel 1881, anno in cui con regio decreto si approva definitivamente un Piano di Ingrandimento della città.

A causa del suo essere comunità chiusa, si capisce facilmente il motivo per il quale l’algherese sia rimasto in vita fino ai giorni d’oggi, nonostante i cambiamenti che portarono il catalano ad essere rimpiazzato come lingua ufficiale dallo spagnolo nel secolo XVII e quest’ultimo dall’italiano nel secolo XVIII. Gli abitanti dell’isola, che non vivevano nella città fortificata, venivano chiamati dagli algheresi “i sardi”, forse con una punta di disprezzo, per sottolineare una sorta di “alterità culturale” e i sardi chiamavano Alghero “S’Alighera”, riferendovisi come a una città estranea, non sarda.

Ma cos’è dunque l’algherese? Viene definito come una varietà del catalano, una “lingua” conservativa (com’è tipico delle comunità isolate) poiché ha conservato termini del catalano arcaico, medioevale e che è andata via via assumendo tratti fonetici e lessicali del sardo e poi dell’italiano.

Oggi ci sono varie iniziative perché non venga persa la parlata, si fanno dei corsi gratuiti di algherese e catalano, si tengono contatti con la “Generalitat” di Barcellona, le vie del centro storico sono scritte in algherese, il “Coro polifonico algherese” cura la tradizione di canti in algherese. Di contro nella realtà l’uso comune della lingua algherese viene mantenuta ancora in vita dalle persone che realmente hanno vissuto nel contesto sociale tipico della città fino agli anni 60/70, quindi generalmente gli anziani e le generazione cresciute in quegli anni, che tradotto in cifre indica che il 22,4% della popolazione ancora parla la lingua di derivazione catalana.

L’esperienza di persone algheresi, sentendo parlare catalano a Barcellona, vedendo le insegne dei negozi scritte in catalano è emblematica, è quella di una sorta di ritorno a casa, reso ancor più strano dalla comparazione che si può fare tra una cittadina sarda e la caotica e cosmopolita Barcellona, così diverse ma unite da un’unica identità linguistica e un passato per certi versi comune.

Gabriele

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